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Intolleranze alimentari: facciamo chiarezza

Negli ultimi decenni, le condizioni di sovrappeso e obesità già dilaganti, hanno favorito il diffondersi di un’idea preoccupante ed errata che siano esse stesse la conseguenza di presunte patologie come le intolleranze o le allergie alimentari.

Negli ultimi decenni, le condizioni di sovrappeso e obesità già dilaganti, hanno favorito il diffondersi di un’idea preoccupante ed errata che siano esse stesse la conseguenza di presunte patologie come le intolleranze o le allergie alimentari.

Sui social si sono sempre più diffusi regimi alimentari restrittivi, sulla base di test diagnostici di dubbia scientificità o approcci terapeutici finalizzati al dimagrimento piuttosto discutibili.

 

In realtà non esistono (rigorose e sufficienti) evidenze scientifiche che supportino o dimostrino il presunto legame tra intolleranze alimentari e obesità/sovrappeso.

 

Le allergie ed intolleranze alimentari sono reazioni avverse agli alimenti, ovvero manifestazioni cliniche indesiderate ed impreviste conseguenti all’assunzione di un alimento.

 

Le reazioni avverse agli alimenti possono essere classificate in:

  • Tossiche: contaminazione batterica, contaminazione da tossine, contaminazione da sostanze chimiche di sintesi
  • Non tossiche (da ipersensibilità):

- reazioni immunomediate di vario tipo  > tra queste le allergie alimentari (celiachia, allergia al nichel)

- reazioni non immunomediate > intolleranze alimentari

Le allergie alimentari possono manifestarsi con sintomi immediati o ritardati: i sintomi, da lievi a severi, insorgono da pochi minuti a poche ore dall’ingestione dell’alimento responsabile.

Per individuare le allergie alimentari esistono vari test diagnostici, scientificamente validati:

• prove allergologiche cutanee (prick test, prick by prick, patch test)

• test sierologici (PRIST o RAST)

• diagnostica molecolare

Tutti vengono eseguiti in laboratorio e prescritti da un medico competente. Dunque diffidare da figure professionali “non convenzionali” e improvvisate.

Una volta diagnosticata l’allergia, viene applicata una dieta di eliminazione, ossia l’esclusione dell’alimento o degli alimenti responsabili della reazione.

 

Anche le intolleranze alimentari sono reazioni indesiderate ed improvvise scatenate dall’ingestione di uno o più alimenti. Si presentano con sintomi molto simili alle allergie alimentari, ma sono caratterizzate da meccanismi non immunomediati e dose dipendenti.

Gonfiore addominale, alterazione dell’alvo, dispepsia, dolori addominali e vomito sono i sintomi più frequenti, ossia manifestazioni a carico dell’apparato gastrointestinale. Ma possono presentarsi anche orticarie e prurito della cute. In generale, si presentano con sintomi meno gravi rispetto alle allergie.

 

Esistono varie tipologie di intolleranze: enzimatiche, farmacologiche e derivate da meccanismi non definiti.

 

L’intolleranza al lattosio è dovuta al deficit dell’enzima lattasi (enzima deputato alla digestione del lattosio, uno zucchero presente nel latte e nei suoi derivati); è molto diffusa nella popolazione adulta soprattutto nell’area del Mediterraneo.

I sintomi (gonfiore, diarrea, dolore addominale) regrediscono generalmente con l’esclusione del lattosio dalla dieta, ma essendo una condizione dose dipendente, possono essere tollerate piccole quantità dell’alimento.

Essendo una condizione geneticamente determinata, può essere diagnosticata con un test sul DNA o attraverso  il Breath test (valuta la presenza di H2 nell’aria espirata, dopo l’assunzione di lattosio).

 

Le intolleranze farmacologiche sono reazioni determinate dall’effetto farmacologico esplicato da alcune sostanze presenti negli alimenti come amine biogene o vasoattive, quali:

  •       istamina > vino, pomodori, alimenti in scatola, sardine filetti d’acciuga, formaggi stagionati
  •       tiramina > formaggi stagionati, vino, birra, lievito di birra, aringa
  •       serotonina > banane, pomodori
  •       dopamina, noradrenalina, feniletilamina > cioccolato

Inoltre risultano implicate in questo tipo di reazioni anche altre sostanze come la caffeina, l’alcol, la teobromina (te e cioccolato), la teoffillina e triptamina presenti in pomodori e prugne, la solanina delle patate, la capsicina del peperoncino.

 

 

La Malattia Celiaca (o intolleranza al glutine) è una infiammazione cronica dell'intestino tenue, scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. La prevalenza nella popolazione generale italiana è dell’1% circa, numero di certo sottostimato. 

 

La diagnosi viene effettuata con un prelievo di sangue attraverso il dosaggio degli anticorpi antitransglutaminasi (IgA e IgG) e gli anticorpi antiendomisio (a conferma).

L’intolleranza al glutine genera gravi danni alla mucosa intestinale quali l’atrofia dei villi intestinali; l’unica terapia che garantisce al celiaco un buono stato di salute è la dieta senza glutine, condotta con attenzione per tutta la vita.

 

 

Nel 2010 è stata descritta una sindrome denominata “Gluten Sentitivity” o meglio “non celiac gluten sensitivity (NCGS)”, disturbo caratterizzato da sintomi correlati all’ingestione di glutine in soggetti non celiaci. Visti i molti aspetti patogenetici e diagnostici ancora poco chiari, si preferisce evitare l’eliminazione totale e a lungo termine del glutine (l’eliminazione viene applicata per 6-24 mesi e successivamente viene reintrodotto in maniera graduale).

Infine, tra le intolleranze alimentari scatenate da meccanismi non definiti, esistono le reazioni legate all’assunzione di additivi utilizzati nell’industria alimentare come coloranti, addensanti, conservanti, antimicrobici, antiossidanti (tra i più comuni: benzoati, nitriti, nitrati, solfiti, glutammato di sodio).

 

Circa l’approccio diagnostico, dato che le intolleranze possono manifestarsi con sintomi simili e sovrapponibili alle allergie alimentari, è fondamentale in primis escludere che si tratti di allergie e poi procedere ad un’accurata anamnesi.

 

In caso di disturbi gastrointestinali è bene rivolgersi ad un medico esporto e diffidare da chiunque proponga test di diagnosi di intolleranza alimentare non attendibili e non validati scientificamente.

I test non validati sono: dosaggio IgG4, test citotossico, Alcat test, test elettrici (vega-test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest), test kinesiologico, dria test, analisi del capello, iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

 

 D.ssa Concetta Mauriello

 

 

Fonti ed approfondimenti:

  •       Position Statement su “Allergie, intolleranze alimentari e terapia nutrizionale dell’obesità e delle malattie metaboliche”
  •       Documento condiviso Dieci regole per gestire le intolleranze alimentari

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